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Palazzo Guasco

Autore: Amministratore.
Data prima pubblicazione: Martedì, 26 Maggio 2015, Ore: 17:08:38
Data ultima modifica: Martedì, 26 Maggio 2015, Ore: 17:10:14
Area tematica: Monumenti e paesaggi
Descrizione:
Storia del Palazzo e del Casato

Secolare vanto di Alessandria, ricco di memorie storiche, Palazzo Guasco Gallarati di Bisio è oggi ideale ed illustre sede delle manifestazioni culturali della città. Da sempre esso ha visto intrecciarsi i propri destini con quelli dell'antico centro piemontese.

Nonostante il distico inciso nell'atrio del Palazzo stesso in ricordo del matrimonio tra il marchese Carlo Guasco Gallarati di Solero e la principessa Enrichetta di Lorena sia datato 1645, la sua costruzione è certamente molto anteriore e si perde nella storia.

È, dunque, alla famiglia Guasco Gallarati di Solero che la documentazione storica riferisce la proprietà dell'illustre edificio nei primi secoli in cui essa è testimoniata. Di questo casato si hanno notizie fin dal 1387: in quell'anno Beltramo Guasco, valoroso condottiero al servizio di Gian Galeazzo Visconti e ambasciatore dello stesso duca alla Corte francese, ha avuto il merito di combinare le nozze tra Valentina Visconti e Luigi d'Orlèans, figlio di Carlo VI, re di Francia. Proprio grazie a tale abilità diplomatica il condottiero ha così conqustato il privilegio di aggiungere all'antico stemma del casato (un trinciato dentato in oro e azzurro) un anello d'oro sormontato da un diamante e tenuto tra le zampe da un leone, il tutto inquartato in campo rosso.

Inoltre, sempre in tale occasione all'arma dei Guasco si è aggiunto il motto "c'est mon desir", ad indicare appunto la soddisfazione del duca per aver organizzato il regale matrimonio, tanto ardentemente desiderato.

Nel XVI secolo lo stemma del casato è stato ulteriormente modificato: Camillo Guasco, eletto commissario di tutte le fortezze pontificie e comandante di Ancona nelle guerre contro i Turchi, ha ricevuto da Papa Pio V il permesso di apporre sullo scudo il simbolo araldico della cosiddetta "Basilica pontificia".

I meriti della discendenza Guasco non hanno spaziato soltanto negli ambiti militare e diplomatico, infatti devono esserle riconosciuti indiscussi interessi culturali e raffinata sensibilità artistica, come testimonia il Palazzo alessandrino.

La parte più pregevole dell'edificio, identificata con l'ala prospiciente l'omonima via dei Guasco, è concordemente attribuita dagli esperti alla fioritura artistica dell'ultimo Settecento. Essa è dovuta al gusto e alla munificenza di Lodovico Guasco Gallarate di Solero.

Al padre di questi, Filippo, Alessandria è stata debitrice della ideazione e costruzione di un teatro, che occupava l'ala sinistra del Palazzo. Alla morte del marchese Lodovico, avvenuta il 20 marzo 1784, "il superbo edificio" è stato trasmesso in eredità a Paolo Guasco di Bisio e Francavilla, che aggiungeva così il cognome di Gallarati al proprio. Scomparso quest'ultimo nel 1800, il Palazzo è stato ereditato dal figlio Francesco, notabile di Alessandria, investito di alte cariche cittadine durante la dominazione francese. Questi poi ha trasmesso il Palazzo al nipote Emilio nel 1814, e dopo di lui nel 1847 al pronipote Francesco. Fu quest'ultimo che, con testamento olografo datato 28 dicembre 1919, ma pubblicato solo il 7 settembre 1926, ha lasciato in legato al Comune di Alessandria l'antica dimora, non solo quale testimonianza di inestimabile patrimonio storico, ma anche con l'intento di destinarla a luogo di cultura: museo, pinacoteca, biblioteca. Avendo, però, l'Amministrazione Comunale formalmente rinunciato al lascito, esso in seguito è tornato al legittimo erede, principe Emilio Guasco Gallarati di Bisio e Francavilla.

Architettura

I pregi architettonici della costruzione, rappresentati dallo splendore del Barocco temperato dal gusto più sobrio e misurato che prelude allo stile Impero, hanno subito deplorevoli deturpazioni verso la metà dell'Ottocento per inopportuni interventi "di restauro", burocraticamente imposti. Per fortuna la sensibilità estetica del principe Emilio Guasco ha consentito in seguito di riportare la facciata all'antico splendore. Ancora oggi, oltre all'eleganza settecentesca del portone d'onore, colpiscono l’occhio del visitatore soprattutto la grandiosità dello scalone e del salone che consentono l'accesso ad entrambi i corpi del fabbricato. Tutto settecentesco è l'effetto coreografico della sequenza dei vari ambienti: dall'atrio al loggiato che fiancheggia lo scalone al primo piano, dalla grande galleria illuminata da diciotto finestre disposte in tre ordini e corredata di balconate alla fuga di scale e salotti, testimonianza di una tradizione di ospitalità sempre splendidamente e generosamente onorata.Palazzo Guasco è da qualche decennio polo di attrazione e promozione per le attività culturali e turistiche della provincia di Alessandria.
Dagli anni '80 del secolo scorso vi è stata infatti trasferita la Direzione Economia e Sviluppo della Provincia di Alessandria comprendente l'Assessorato alla Cultura e l’Assessorato al Turismo. Il primo si è dimostrato nel tempo promotore di importanti iniziative rivolte alla conoscenza dell'ambiente storico e culturale del territorio alessandrino. Attualmente, annesse agli uffici provinciali, si collocano la Sala Convegni (dotata di 100 posti a sedere) che ospita convegni, concerti e manifestazioni di grande rilievo e interesse e la Biblioteca Provinciale di Editoria locale con oltre 5.000 volumi in consultazione.

Sempre a Palazzo Guasco, al piano terra, ha sede l'Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea in provincia di Alessandria che presenta una ricca e importante biblioteca storica.
La ristrutturazione dei locali ha consentito a partire dal 1988 l'allestimento della Galleria d'Arte Moderna, inaugurata con la mostra di Mario Schifano, che testimonia tuttora il costante impegno dell'Amministrazione Provinciale per la crescita e lo sviluppo delle tematiche legate alla cultura del nostro tempo.
Essa ha accolto negli anni decine di mostre d'arte di importanti artisti tra cui ad esempio Picasso, Chagall, Utrillo, Sironi e, più di recente, Colombotto Rosso, Pellizza e Carrà.
Altrettanto numerose e importanti le mostre dei più affermati e significativi artisti locali come Caffassi, Figini, Botta, Bruno, Mad (Maddalena Sisto) e Annone.
Notevoli anche le mostre fotografiche, tra cui spiccano "Provincia Vo' Cercando", "Scrivia" e "Il Cappello nel Mondo" e le mostre storiche come quella sul mito di Fausto Coppi ("W Fausto") o quella su Marengo nella filatelia e numismatica.