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Palazzo Ghilini

Autore: Amministratore.
Data prima pubblicazione: Martedì, 26 Maggio 2015, Ore: 17:07:11
Data ultima modifica: Martedì, 26 Maggio 2015, Ore: 17:10:20
Area tematica: Monumenti e paesaggi
Descrizione:
"Se Palazzo Ghilini ha un'anima, non può che averla carpita, poco a poco, con paziente tenacia, a chi l'ha prima a lungo immaginato, quindi progettato, voluto, ed infine costruito e vissuto.
Quest'anima se ne sta, ora, ben custodita, fra i colori degli affreschi, sotto l'oro degli specchi, negli stucchi dei cartigli."
Da "Ghilini, il palazzo e la sua storia" di Lucio Bassi, 1989

Storia
Già agli inizi del XVIII secolo risulterebbe attestata la volontà del marchese Tommaso Ghilini di procedere all'edificazione della propria prestigiosa residenza, ma l'insieme dei documenti in nostro possesso fanno risalire al 1732 il concreto avviarsi del lavori. Questa è infatti la data apposta sulla fronte del palazzo verso corte e dello stesso anno sono gli atti della lite che vede contrapposto il marchese agli altri "inquilini" della piazza, primo fra tutti il Capitolo della Cattedrale. Fino al momento della sua demolizione in età napoleonica (con la successiva riedificazione nell'attuale sede), la Cattedrale alessandrina occupava un'ampia porzione dell'area antistante il palazzo cosicché la zona absidale, nonché alcune case del Capitolo, secondo i Canonici sarebbero state ampiamente private di luce dalla progettata impresa del Ghilini.La patente regia del 29 aprile 1732 compone la vertenza con l'obbligo di un lieve arretramento della fronte del palazzo ed è certo a questo punto che i lavori possono definitivamente avviarsi.Il progetto generale, all'epoca sicuramente già formato, si deve all'architetto astigiano Benedetto Alfieri che di lì a poco subentrerà a Filippo Juvarra nell'incarico di architetto regio.Pur se le fonti accennano ad un progetto dello stesso Juvarra (e due disegni sono stati indicati come ad esso connessi) è comunque da ricondurre ad Alfieri l'autonoma elaborazione di un piano organico per l'edificio la cui costruzione procedette gradualmente, mentre di pari passo si provvedeva alle demolizioni dei diversi edifici che costituivano l'isolato. Morto Tommaso Ghilini (1748) e subentratogli il figlio Vittorio Amedeo, rintracciamo un tassello fondamentale per la storia del Palazzo: si tratta del gruppo di disegni che nel 1756 Giovanbattista Gianotti redige con la dedica alla marchesa, l'esplicito riferimento ad Alfieri come ideatore e la menzione di Domenico Caselli quale direttore dei lavori. Anche in base all'esame comparato di questi elaborati grafici con la documentazione successiva si può affermare che Gianotti non procede al rilevamento dell'esistente in quella data, ma ripete, con qualche semplificazione forse, i disegni alfierini (di cui solo uno è attualmente reperibile).Le indicazioni relative a Caselli lasciano inoltre supporre che l'avvenuto trasferimento a Torino ed il successo conseguito nell'ambiente di corte abbiano impedito ad Alfieri un più diretto coinvolgimento nel cantiere. D'altro canto altre testimonianze provano la lenta crescita del palazzo: la data 1766 su di una meridiana e, soprattutto, la dettagliata descrizione redatta nel 1767 in esecuzione delle disposizioni testamentarie di Vittorio Amedeo (morto nel dicembre del 1766).La vicenda del Palazzo in connessione con la storia della famiglia Ghilini si conclude nel 1805, quando l'edificio viene espropriato dal Governo francese e poco dopo (1806) l'ultimo discendente maschio, Ambrogio, metterà all'incanto larga parte dell'arredo. Benché abbia subito una brusca battuta d'arresto, l'edificazione non risulterà però del tutto bloccata. Il rilievo eseguito nel 1820 dall'ingegner Giuseppe Cardone, Ispettore dei Demanij della Corona, riflette quanto del progetto alfierino era stato eseguito: la parte di rappresentanza prospiciente la piazza, i due terzi della manica nord (sull'attuale via Pontida), le scuderie all'estremità posteriore sud dell'isolato. Non era invece stata ancora edificata la manica sud (sull'attuale via Parma) dove Alfieri prevedeva uno scalone di ampio respiro e dove verrà invece successivamente realizzata la scala a forbice sul modello di quella originaria della manica nord. Piccoli interventi si eseguono negli anni '20 del secolo ma è con l'acquisizione del Palazzo da parte dell'Amministrazione Provinciale (1866) che si gettano le basi per la ripresa dei lavori.

Questi verranno definitivamente conclusi tra il 1874 ed il 1888 secondo il progetto che l'ingegnere Ludovico Straneo predispone con il criterio di restituire in ordinata simmetria una immagine modellata sul già esistente.

Architettura
Va rilevato innanzi tutto come la lettura d'insieme delle soluzioni architettoniche sia oggi parzialmente alterata dal radicale mutamento dell'assetto urbano circostante: infatti le scelta del rapporto tra facciata, ampio ed articolato ingresso, vasto cortile, va interpretata rammentando l'originaria presenza della Cattedrale sull'area antistante il Palazzo.La distribuzione degli spazi interni, risponde all'intento di razionale suddivisione tra ambienti di rappresentanza ed appartamenti privati, nel costituire il nuovo modello di sede nobiliare alessandrina. Occorre ricordare in proposito che l'ampio scalone previsto dal progetto originale nella zona destra avrebbe totalmente negato l'impianto di precisa simmetria oggi invece presente.In facciata sono numerosi i riferimenti alla cultura romana, fatta propria e reinterpretata, dalle mensole, alle cartelle, alla nicchia del piano nobile di sapore borrominiano.Ma a testimonianza dell'acquisita padronanza del lessico architettonico si invita a soffermarsi sulla realizzazione dell'ingresso articolato per spazi successivi memori dei migliori esempi piemontesi (da Guarini a Juvarra a Plantery), dal primo atrio ottagonale, al secondo dalla bellissima soluzione di copertura, agli ambienti che indirizzano alle scale.

Dott. Carla Enrica Spantigati Responsabile Sopraintendenza Beni artistici e storici per la Provincia di Alessandria
Documenti
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